Visualizzazioni totali

venerdì 28 gennaio 2011

antivarroa-il protocollo consigliato da APIMARCA

Pappa reale - Seconda parte

pappa reale1

La formazione di nuclei d'api

Selezione ed allevamento di api regine

La Soluzione di De Podestà

TELAINO " E.T. " dopo 21 giorni

TELAINO " E.T. "

giovedì 6 gennaio 2011

COME SI DIFFONDE IL FERORMONE

La conoscenza della composizione del ferormone reale è solo una prima tappa. E' necessario conoscere anche quali sono i meccanismi di diffusione all'interno dell'alveare. Molteplici possono essere le vie di trasmissione: lo scambio di nutrimento, il contatto corporale o ancora per mezzo della diffusione nell'aria dell'alveare. Quest'ultimo modo di trasmissione non è certamente l'unico poiché i composti chimici del ferormone non sonoparticolarmente volatili.
Osservando la "corte" della regina, si osserva che la maggioranza delle api toccano quest'ultima con le loro antenne. Una parte, (10%) delle "messaggere", la toccano con l'apparato boccale, con le zampe anteriori o la leccano. Uno studio molto accurato, basato su analisi chimiche e su modelli matematici, ha permesso di dimostrare che sono queste'ultime a trasmettere la maggior parte (56%) del ferormone nell'alveare. I contatti con le antenne ne trasmettono solo il 7%. Attraverso la cera ne passa solo 1%.

Si evidenzia che la quantità di ferormone mandibolare della regina disponibile è praticamente nullo dopo 30minuti; si degrada infatti come una tossina sulla cuticola delle api. Questo processo di degradazione è attivo quando le api o la regina sono vive. Su una regina morta o sulla cera, que sto ferormone resta attivo molto più a lungo.
Dopo 24 ore, la piccola quantità presente sulla cera non è più recepibile dalle api, ciò permette loro di iniziare l'allevamento di celle reali. Quello che è sorprendente, e che non trova ancora oggi spiegazione, è la parte consistente di ferormome reale che è fissato sulla regina (36%) e ancora di più sulle operaie (48,5%).

Inibizione al volo reale e alla sciamatura
Se si toglie la regina da una colonia, si osserva dopo 8-10 ore l'inizio di costruzione di celle reali. L’équipe di Winston ha evidenziato l'effetto del QMP su questo fenomeno.
L'equipe ha lavorato su tre gruppi di colonie (± 8000 operaie): uno con la regina, un secondo senza regina ed un terzo senza regina, ma con il QMP posto tre volte al giornosu una lamina i vetro per simulare la quantità di ferormone prodotto da una regina. Ogni due giorni per 10 giorni, le colonie sono state visitate ed è stato effettuato il conteggio del numero di celle reali. Si è osservato che con il QMP, non è stata costruita alcuna cella reale nei primi quattro giorni. Dopo le celle hanno poca importanza visto che sono costruite partendo con larve troppo vecchie. Si può concludere da questa esperienza che il QMP è il principale inibitore dell'allevamento di celle reali, ma non è il solo parametro. Bisogna utilizzarlo il primo giorno; se si attendono giorni e l’allevamento celle reali è già iniziato, non ha più effetto.
Anche la covata gioca un ruolo come mostra l'esperienza seguente condotta su due gruppi di colonie senza regina. Un gruppo campione è stato lasciato senza la sua covata iniziale. Nel secondo è stata invece apportata regolarmente della giovane covata(ogni due giorni). Quale gruppo di colonie alleverà più celle reali? L'esperimento dimostra che le colonie nelle quali si è aggiunta covata producono meno celle reali.
La covata dunque gioca un ruolo d'inibizione nello sviluppo delle celle reali. L'effetto è maggiore quando è in sinergia con la presenza di QMP. Come per questo ferormone, quando l'allevamento reale è già iniziata ; l'aggiunta di covata ha un effetto inverso poichè lo favorisce. La covata giovane sembra avere un'influenza maggiore. Alla luce di questa esperienza si capisce meglio perché, nel caso di innesto di celle, la presenza della regina non è un freno all'allevamento. In quel momento, la fase d’inizio dell'allevamento è passata e il OMP non ha più effetto di inibitore.

Il feromone reale " 2° PARTE"

Se vi capita di togliere una regina da una colonia, vedrete che dopo 10-15 minuti le api cambiano comportamento. I vecchi apicoltori vi diranno che le api si sentono orfane.In quel momento si osserva una eccitazione anormalenella colonia. Le api, grazie ad un sistema olfattivo perfetto, percepiscono l'assenza del ferormone reale e così sanno che la regina non è più presente. Le api riescono a percepire un quantitativo di ferormone reale pari ai 10 milionesimi della produzione giornaliera della regina.
L'ape regina produce numerosi ferormoni, ma solo quello reale, emesso dalle ghiandole mandibolari, è stato completamente identificato.
Per raggiungere questo risultato sono stati necessari non meno di 5 anni di lavoro assiduo da parte dell’équipe di M. Winston. E' infatti assai più difficde studiare un ferormone che provoca una modifica fisiologica, come il ferormone reale, di uno che provoca un mutamento nel comportamento, come il feromone di allarme.
Era innanzitutto necessario predisporre un test biologico efficace e semplice. Nel 1985,grazie anche ad un po' di fortuna l'equipe di M. Winston ha evidenziato che, deponendo degli estratti di feronnone realesu un esca di vetro posta in una scatola di vetro, le api formavano una "corte", si disponevano cioè faccia a faccia attorno ad essa come avrebbero fatto con una regina.
Questo comportamento non era mai stato osservato per i composti identificati fino a quel momento.
Grazie a questo test, essi hanno potuto valutare l'effica dei diversi estratti delle secrezioni ghiandolari e, dopo numerose esperienze, determinare quali erano le parti attive e il loro dosaggio.
E' infatti una miscela di cinque componenti ad essere attiva (vedi tabella: composizione del ferormone reale) e, benché i loro quantitativi siano molto differenti, ciascuna è essenziale.
L'assenza di una diminuisce l'effetto globale di più del 50%. Prese singolarmente, la risposta delle api è molto meno forte o addirittura inesistente.
La maggior parte dei ferormoni degli insetti derivano da acidi grassi o dal terpene (caso dell'acido decenoico).

Alla scoperta dei ferormoni

Che cosa si intende per ferormone? Prendiamo la definizione che fornisce Jhon B. Free nella sua opera sui ferormoni delle api: "Un ferormone è una sostanza chimica emessa da una ghiandola esocrina di un animale che provoca una risposta comportamentale (ferormone 'release') o fisiologica (ferormone "primer") verso un altro animale della stessa specie. Agisce dunque come un messaggio chimico. E' una secrezione liquida che è trasmessa allo stato liquido o gassoso".
Il mondo degli insetti utilizza i ferormoni per comunicare. I più conosciuti sono quelli emessi dalle femmine e che servono per attirare i maschi per l'accoppiamento, assicurando così la riproduzione della specie.
Negli insetti sociali, la varietà dei messaggi è più grande; le formiche, ad esempio, marcano il percorso dal loro nido alla fonte di nutrimento; le vespe ne emettono uno di allarme in caso di attacco al loro nido. Tutti gli apicoltori conoscono il ferormone di Nasonov, emesso dalle api per orientare le loro compagneverso l'entrata del nido, verso la fonte alimentare relativamente inodore o ancora in caso di sciamatura per assicurare la messa in grappolo e per segnare il percorso da seguire verso il nuovo sito in cui si impianterà. In questo ultimo caso questo ferormone agisce in simbiosi con il ferormone reale.
Qual è infine l'apicoltore che non ha avuto la spiacevole occasione di sperimentare l'effetto di uno dei componenti del veleno delle api? Questa sostanza agisce come un ferormone di allarme, mette cioè in allerta le operaie, segnalando un pericolo, le stimola alla reazione di attacco e permette all'ape di individuare il nemico che è già stato punto.
Questa sostanza scatena un comportamento specifico dell'animale (dell'ape); si parlerà quindi di ferormoni comportamentali ("ferormoni realase"). Esiste una seconda categoria di ferormoni che provocano invece delle risposte fisiologiche ("ferormoni primer").
Questesostanze "modificatrici" sono nettamente meno comuni. Oggi siconosce il ferormone reale che interviene direttamente nell'inibire la costruzione di celle reali e che può giocare un ruolo essenziale nell'organizzazione della coesione delle colonie. Ad Avignone, l’équipe di Yvej Leconte ha individuato uno di questi ferormoni anche nella covata.

FEROMONE REALE

I feromoni, una rivoluzione

La storia dei ferormoni inizia nel 1911. All'epoca, il celebre entomologo J.H. Fabre ebbe l'idea di portare avanti una piccola esperienza con delle farfalle notturne: ne chiuse alcune femmine in una gabbia e rilasciò i maschi a distanze crescenti da quel luogo. Constatò che i maschi lasciati a più di 5 km erano comunque in grado di ritrovare le femmine. Ne dedusse che esse liberavano una sostanza che veniva identificata dai maschi e predisse anche che un giorno tali sostanze sarebbero state identificate. Aveva ragione; nel 1959 il primo ferormone di un insetto fu identificato con l'utilizzo della cromatografia in fase gassosa. L'anno successivo, due gruppi di ricercatori, Callow e Johnson da una parte, Barbier e Lederer dall'altra, determinarono il componente chimico più importanti del ferormone mandibolare della regina chiamato comunemente 9-ODA (l'acido (E)-9-ossi-2decenoico).
Nel 1964, altre due équipe (Callow, Chapman e Paton; Butler e Fairey) determinarono la composizione del secondo componente principale il 9-HDA (l'acido 9-Idrossido-2-decenoico). Oggi, molte migliaia di molecole sono state identificate. Si stima che il numero di ferormoni legati alle api possa raggiungere le 36 unità.
Probabilmente non siamo che all'inizio di una nuova era che vedrà in futuro l'impiego dei ferormoni per sostituire progressivamente un buon numero di trattamenti pesticidi o insetticidi. La lotta chimica cederà il passo alla lotta biologica.


martedì 4 gennaio 2011

La marcatura dell'ape regina


La ricerca di un'ape regina, in un alveare vigoroso, ha sempre creato per l'apicoltore professionista un impegno ed una perdita di tempo prezioso. Per facilitarne l'individuazione, gli allevatori d'api regine, da qualche tempo, sono ricorsi alla marcatura, imprimendo sul torace della regina una goccia di vernice indelebile di colore vivace o dischetti con appositi adesivi, al fine di poterla identificare sul favo dalle altre api con più facilità e rapidità.La marcatura può essere fatta in qualsiasi momento della stagione apistica, esclusa nel periodo invernale quando la temperatura è troppa bassa e le api sono in glomere, è preferibile marcare la regina, appena sia stata fecondata nel nucleo di fecondazione, all'inizio della primavera o in autunno (quando le famiglie sono meno numerose).
Una volta marcata la regina, bisogna aspettare qualche minuto, prima di reintrodurla nell'alveare, affinché la vernice sia perfettamente asciutta e non vi siano odori estranei, perché si rischierebbe di far aggomitolare la regina.Con la marcatura si riesce a conoscere in ogni momento l'età della regina, ma non la sua prolificità e a renderla più visibile sui favi quando la famiglia è forte.Il metodo sembra che sia diventato di moda e nessun apicoltore secondo certe teorie dovrebbero sottrarsi.Vi sono due modi per marcare la regina, il metodo diretto e quello indiretto.Il metodo di marcatura diretto è adatto a chi a molta esperienza con le api, si prende la regina direttamente dal favo, con le mani, trattenendo il torace fra il pollice e l'indice è imprimendo sul torace, con una capocchia di spillo, una minuscola goccia di vernice colorata ad asciugatura rapida.
Il metodo di marcatura indiretto è adatto quando la regina è agitata e non si ha una notevole esperienza con le api, in questo caso è necessaria immobilizzarla sul favo con appositi attrezzi, che permettono di bloccare la regina, per marcarla, si trovano presso i rivenditori di materiale apistico. Vi sono attrezzi, tipo forcella, che blocca la regina sul favo mediante un elastico che s'interpone tra il propodèo e il gastro all'altezza del pezìolo, ma presenta il rischio che la troppa pressione esercitata lascia la regina dopo marcata in uno stato fisico non ideale, si trovano in commercio tubicini coperti da una rete di plastica che si appoggiano sull'ape regina per immobilizzarla sul favo, o anche tubicini più raffinati costituiti da un tubo chiuso all'estremità con una rete e forniti di un pistoncino a spugna morbida all'interno, per immobilizzare la regina che è marcata attraverso le maglie della rete, quest' ultimi due attrezzi sono preferibili al primo perché bloccano la regina in modo uniforme.
A seguito d'accordi internazionali, le api regine, sono marcate annualmente con una serie periodica di cinque colori diversi.
Sono stati scelti cinque colori, in funzione del loro nome in ordine alfabetico, si attribuisce sempre agli anni che terminano per zero o per cinque il colore azzurro e a tutti gli altri la tinta che segue rispettando l'ordine alfabetico



Marcatura
Colore Anno
finisce con
bianco
1 o 6
giallo
2 o 7
rosso
3 o 8
verde
4 o 9
blu
5 o 0

L'addome dell'ape regina è visibilmente più lungo di quello delle operaie che la circondano. Nonostante questo, può essere difficoltoso per un apicoltore rintracciarla in una famiglia di 60-80.000 api, nonostante la sua esperienza. Per questo molte regine allevate vengono marcate grazie a un pennarello colorato o appositi dischetti colorati e numerati, incollati sopra la nuca in prossimità dello scutello. Questa tecnica non crea problemi alla regina (a parte il rischio di danneggiarla durante la marcatura e il pericolo temporaneo di un suo non riconoscimento da parte delle operaie per eventuali nuovi odori che la regina stessa può presentare dopo l'operazione), la marcatura rende più facile il suo rintracciamento all'interno del nido. Inoltre i colori utilizzati permettono, secondo un codice standardizzato, di indicare l'anno di nascita della regina stessa (vedi tabella). Questo artifizio permette all'apicoltore di conoscere l'età delle sue regine e di valutare l'opportunità o meno di una loro sostituzione.